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venerdì, gennaio 15, 2010
Edda @ Teatro Blu 14-01-10



Voglio subito sgombrare il campo dai dubbi: tutti dovrebbero vedere suonare Edda dal vivo, almeno una volta. L’occasione in questo caso viene dall’iniziativa Cantine Musicali di un piccolo teatro milanese, il Teatro Blu, che abbina degustazioni di vino (San Colombano Doc) a un incontro musicale, appunto. Essendo arrivati tardi il vino lo vediamo solo da lontano, ma non importa, il vero aperitivo ce lo serve Yuri Beretta, giovane songwriter indie pop che con la sua chitarra e la sua voce profonda ed espressiva ci regala una piacevolissima mezz’ora. Bravo davvero. Poi le luci si fanno soffuse, vengono accesi degli incensi sul palco ed entra Edda preceduto dagli inseparabili Andrea Rabuffetti e Walter Somà. Maglia vecchia, scarpe antinfortunistica, Edda sembra (e forse è) appena uscito dal cantiere, è imbarazzato, quasi si stupisce che tutta questa gente sia lì per lui, ed è come uno di noi, quando l’amico durante una serata a casa imbraccia la chitarra e apre il canzoniere. Anche Edda come farebbe il nostro amico sistema il suo quaderno con i testi e gli accordi sulla sedia di cucina davanti a lui, e attacca a suonare. Ecco, qua finisce la similitudine, perché fin da subito capisci che la voce è sempre quella che ricordavi, alta potente straziante, e saranno le luci, l’incenso o l’impatto sonoro che questi tre qua ti piazzano davanti, ma mi sono emozionato come non mi succedeva da tempo. Lui va avanti, urla, smozzica parole, accarezza e maltratta la sua chitarra, ci parla di sé con le sue canzoni, perché tra un pezzo e l’altro torna il ragazzone un po’ impacciato, sguardo basso, ci mette un po’ a sciogliersi e comunicare col pubblico (“è sempre imbarazzante parlare”, dice) e non puoi non provare affetto per quest’uomo. Finito il concerto rientra per acclamazione ma avverte, ora faccio solo canzoni dei Ritmo Tribale, ché le mie le ho finite…e ci emozioniamo ancora a risentire in versione naked Base Luna, Uomini, Invisibile, gli chiedono di suonare Oceano e lui declina, troppo difficile, dice! Se ne va e torna ancora per un ultimo pezzo, Amara, ma si è dimenticato come fa, chiede gli accordi al pubblico, si scusa (“oggi ho lavorato, è stata una giornata pesante…”). E mentre esci dal teatro pensi e ringrazi Dio o chi per lui perché Edda è ancora qui con noi quando sarebbe potuta andare diversamente (vedi post precedente) e ringrazi pure Walter e Andrea che l’hanno fatto scendere dal ponteggio e l’hanno riportato qui, al suo posto, su una sedia con una chitarra in mano.

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posted by cornholio at 1:49 PM | link | 2 comments | Share on Facebook
lunedì, dicembre 21, 2009
The Beautiful Girls @ Coogee Bay Hotel 19-12-09




Mentre l'Italia si gela a -15°C, a Sydney inizia l'estate, ed è quindi tempo di musica da spiaggia! E infatti al pub sulla spiaggia, il gigantesco Coogee Bay Hotel, arrivano puntuali The Beautiful Girls, di ritorno a casa dopo anni on the road.
Mat McHugh & co. si esibiscono davanti a un fastidioso pubblico Aussie che evidentemente aveva pagato $35 per bersi un paio di birre col sottofondo musicale, non sicuramente per apprezzare una band locale che porta sul palco uno spettacolo semplice ma di grande qualità. Non so cosa ne pensate voi, ma a mio avviso ascoltare un concerto col brusio della folla in sottofondo è una discreta rottura!
A parte ciò, la musica è ottima. TBG ammettono di fare musica pop, ma con un piacevole mix di rock, raggae e surf music alla Jack Johnson. Niente di incredibilmente originale, forse, ma ottimo per calarsi nel mood estivo. E poi io impazzisco per le versioni acustiche (!), e "La Mar" acustica fa la sua bella figura. Portiamoli in Italia!

Ascolta il nuovo singolo: Don't wait

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posted by Ste~ at 1:10 PM | link | 2 comments | Share on Facebook
lunedì, dicembre 07, 2009
Editors @ Palasharp 04-12-09




Dopo l'uscita dell'ultimo "In This Light and On This Evening" ero curioso di andare al concerto degli Editors, per capire la resa dei nuovi pezzi dal vivo; la svolta elettronica infatti, su disco mi ha lasciato un pò perplesso e insoddisfatto. La prova del Palasharp purtroppo non cambia sostanzialmente la mia opinione: fatto salvo il singolo ultra-trasmesso "Papillon", la quasi totalità delle restanti nuove composizioni non sortisce grande effetto sul pubblico, me compreso. Chiariamoci, la tecnica è eccellente e c'è del buono anche nel loro uso dei synth. La sensazione però è che abbiano voluto cimentarsi in un genere che non gli appartiene, abbandonando invece un tipo di sonorità e una forma-canzone che ne avevano decretato il successo. Netta dimostrazione è il riscontro oggettivo della gente quando partono pezzi come "An End Has a Start", "Blood" o "Munich", che fanno saltare anche la sottospecie di mummia di Similaun che sta davanti a me e convincono al 100%. Detto questo è stato comunque un live molto piacevole, grazie anche al sempre intenso e generoso frontman Tom Smith. Peccato soltanto abbia tralasciato in scaletta il pezzo scritto per la colonna sonora di New Moon: l'avrei vista bene con solo voce e pianoforte in una parentesi solitaria e toccante.
In conclusione posso dire che gli Editors restano tra le band più meritevoli dal vivo, ma spero che questo cambio di rotta musicale sia stato soltanto un esperimento e ritornino presto a comporre qualcosa di più incisivo e smaccatamente rock.

Nel video qui sopra: "Munich" vista dall'obiettivo del mio cellulare

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posted by The Rocksuckers at 1:59 PM | link | 0 comments | Share on Facebook
giovedì, luglio 30, 2009
Arctic Monkeys present "Humbug"





Dopo il tanto gossip che ha accompagnato la collaborazione tra gli Arctic Monkeys e Josh Homme per la preparazione del nuovo album, finalmente potremo sapere qualcosa di più concreto sulla svolta intrapresa dalle scimmiette. Per stasera è infatti previsto uno streaming live per presentare i nuovi pezzi, che potrete seguire sul sito ufficiale oppure direttamente qui, tramite il comodo widget fornitoci gentilmente da SpinGo! Appuntamento per le 22 quindi, per ascoltare Humbug ed eventualmente scambiarsi le opinioni in diretta nella chat embeddata per l'occasione.


Update: sono le 22.30 e la diretta si è appena conclusa. Mezz'oretta senza fuochi d'artificio ma che ha fatto capire di che tenore saranno i nuovi brani. A caldo promuovo la direzione presa dagli Arctic, che denota maturità e coraggio perchè si allontana dal pop, ma guadagna in qualità sonora. Rimando a dopo l'ascolto dell'intero disco ulteriori commenti, per il momento chiudo la chat e vado a svenire, caldo permettendo. 'Night!

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posted by The Rocksuckers at 11:18 AM | link | 3 comments | Share on Facebook
lunedì, luglio 13, 2009
Underworld @ Traffic Festival - Torino


Dopo essermi perso Nick Cave giovedì scorso, mi sono sentito in dovere di non mancare almeno alla data di sabato del Traffic festival, che comprendeva Santigold + Underworld + Crookers + Bloody Beetroots.
Innanzitutto la nuova location: un filo più scomoda da raggiungere, ma una volta arrivati ci si rende subito conto che ne vale la pena: spazi sconfinati, ampio parcheggio, (anche se a pagamento, sigh) e soprattutto, la reggia di Venaria sullo sfondo. Torino rocks!
Dopo aver ammirato il panorama, mi rendo conto di essere giunto in ritardo per sentire la poliedrica cantante nuiorchese e mi ritrovo già immerso nell'atmosfera "rave oriented" che si è creata grazie al suono degli Underworld. Il numero di pischelli con braccialetti fluorescenti è alto e nell'aria c'è più svampo che ossigeno, tanto da indurmi a pensare di aver superato i limiti d'età per certi eventi... la sensazione comunque se ne va appena mi raggiungono le note di "Push upstairs", che mi proietta indietro di dieci anni e scaccia via ogni paranoia. Alzo le braccia al cielo e mi faccio avanti, ma la calca è veramente troppo "in botta" per buttarcisi dentro, quindi resto nelle retrovie godendomi il fresco e il resto del live, grazie anche alla potenza del sound-system. Tra proiezioni lisergiche e strutture gonfiabili luminoste lo show è davvero piacevole, nonostante sul palco succeda poco e l'unico a muoversi sia il cantante Karl Hyde, dotato di giacca lustrinata e di un buon carisma.
Il momento topico si raggiunge ovviamente su Born Slippy, che viene accolto come si confà ad un vero inno generazionale: 5 minuti di delirio collettivo che valgono più o meno tutta la serata. Dopo la chiusa infatti, decido che può bastare e mi dileguo nella notte, prima che Crookers e BB possano dire la loro ai piatti. Gli italiani sono agli esordi, ci sarà tempo per recuperare; per ora mi accontento di essermi tolto lo sfizio con i "vecchi" dell'elettronica inglese, che aspettavo di vedere più o meno dai tempi di Trainspotting. Tempi che, questo live mi ha confermato, hanno davvero lasciato un segno.

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venerdì, luglio 10, 2009
U2 Live @ San Siro - 07/07/2009





Lo so, lo so. Gli U2 non sono proprio musica giovane e d'avanguardia... Ma...

Mi piace il loro ultimo album? Non siamo ai livelli dell'orrore di Pop, ma si è decisamente visto di meglio.
Mi è piaciuta la scaletta? Sì e no. Speravo riesumassero qualche vecchio successo in più, ma hanno ripescato Ultraviolet dal dimenticatoio, facendomi felice (però hanno suonato Desire alla seconda data, facendomi incazzare!).
E' stato il più bel concerto degli U2 che abbia mai visto? No. Ancora, non batte il Pop Mart tour in assurdità, ma non è al top delle mie preferenze. Il migliore è stato lo Zoo TV, senza dubbio. Anche perché non c'ero, e si sa che il più bel concerto in assoluto è quello che ti sei perso.
Si sentiva bene? No! Qualcuno ha tentato di sabotare il concerto abbassando il volume dei microfoni (forse il nubifragio?). I giornali non ve l'hanno raccontato, ma in più di un'occasione la folla ha cantato più forte di Bono.

Fatte queste necessarie premesse, posso solo dire che un concerto degli U2 è sempre un evento e vale la pena di vederlo. Anche se non mi fanno impazzire i palchi megagalattici tipo questo del 360° Tour, questo affare "a metà tra una navicella spaziale e un fiore di cactus" - come l'ha definito Bono - era uno spettacolo in sé. E la sostanza non manca. Questi 4 anzianotti fanno ancora emozionare, con una bella apertura carica come Breathe, e con le super classiche Where The Streets Have No Name, Sunday Bloody Sunday, The Unforgettable Fire, With Or Without You. Sanno ancora far sgolare 77mila persone (anche quando si tratta di criticare - neanche troppo velatamente - il nostro illustre Premier!). E chi non avrebbe voluto essere la figlia di Bono, Eve, che si è sentita cantare "Happy birthday to you" da uno stadio intero?!?
Insomma, non saranno più i pionieri di un tempo, ma restano uno spettacolo da vedere una volta nella vita!

(vedi/ascolta: il mio tentativo di filmare un pezzo di "Where The Streets Have No Name")

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posted by Ste~ at 5:04 PM | link | 4 comments | Share on Facebook
lunedì, giugno 15, 2009
Rocksuckers @ Lebowski Fest


Come ogni viaggio dal 1998 a questa parte, il punto di ritrovo è stato nel fucking middle of nowhere della bassa vercellese; l'elezione di quel preciso luogo come nostra Samarcanda è misterioso anche per noi.
La fedele Gad-mobile si è autopilotata in quel di Asti tra una chiacchiera ed una scoreggia siringata nei sedili con gran maestria.
Prima tappa l'Osteria del Diavolo, luogo a noi già noto. Menù a base di carne cruda battuta al coltello, tajarin, ravioli del plin con erbe aromatiche, sottofiletto marinato in botte. Conoscendo il locale, ci siamo indirizzati verso la barbera sfusa della casa, che con pochi euri ci ha regalato un litro e mezzo di buonumore.
Di fianco alla simpatica osteria si teneva il Lebowski fest 2009, nella chiesa sconsacrata del Diavolo Rosso. Location fighissima, gruppo di burloni in tenuta lebowskiana, nichilisti, emuli di Walter e qualche pisciatappeti.
Sul palco i Tarantola 31, gruppo toscano con i Creedence Clearwater Revival nel DNA, che ha scaldato a dovere i presenti con un rock pieno di testosterone. Astenersi mezzi uomini con le paturnie: han fatto del gran bel rock pieno di birra, Jack Daniel's, sigarette e chiavate sul pick up.
Asti si conferma un posto della madonna: locali strapieni, giovani in giro per la città, palazzi ben tenuti (non ho visto una sola scritta sui muri), cestini ovunque. Ma soprattutto: nessun tira-bamba stressato, nessuno appena uscito dall'ufficio ancora incazzato con addosso un odore di excel e riunioni, niente fighe di legno vestite come se stessero brindando col Papi.
Pochi cazzi, questo è il Piemonte.

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posted by The Rocksuckers at 2:02 PM | link | 2 comments | Share on Facebook
martedì, giugno 09, 2009
Dancing Soulful Party


Il Dj set di Soulful Torino a cui ho assistito sabato sera nell'ambito del Novara Jazz Festival è stata un'altra di quelle convincenti dimostrazioni di quanto la musica del passato surclassi in qualità e stile quella attuale. 
La crew sabauda seleziona vinili originali di r’n’b dal '58 al '75, non fermandosi ai soliti successi alla Blues Brothers, ma proponendo chicche da veri esperti della blaxploitation. Produzioni minori e spesso scononosciute che però risultano ancora freschissime e sul dancefloor hanno un effetto irresistibile, attirando frotte di gente bella e sorridente. Un'atmosfera e un sound così lontani dall'imbruttito immaginario della discoteca di oggi, che mi è tornata la voglia di muovermi e ballare 'till late night!
Lasciatevi alle spalle band fotocopiate e dj che mettono la stessa roba da dieci anni, la vera figata sta nel riscoprire la storia della musica... e i Soulful Torino ve lo dimostreranno.
Maggiori info sul loro blog ufficiale.

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giovedì, giugno 04, 2009
Maxïmo Park @ Magazzini Generali


Nonostante il nuovo disco "Quicken the heart" sia davvero poco entusiasmante, ieri sera non mi sono perso i Maxïmo Park, di tappa a Milano. Memore del loro talento in versione live già apprezzato in più occasioni, non mi sono lasciato scoraggiare davanti alla scomoda e soffocante location dei Magazzini Generali e ho acquistato il biglietto. Come previsto nessun rimpianto, perchè i litri di sudore versati sono stati ampiamente ripagati da un Paul Smith in stato di grazia; incontenibile come al solito, si è speso senza sosta in movenze allucinate e reinterpretazioni vocali che hanno reso piacevoli anche alcuni nuovi pezzi, accolti dal pubblico con iniziale freddezza. Alle sue spalle la band non ha mai steccato e persino l'acustica è sembrata essere migliore rispetto alla brutta nomea di cui godono i Magazzini in questo senso.
Un bel live insomma, veloce ma adrenalico e sentito; resta da capire il passo falso di quest'ultimo disco, davvero poco incisivo e non in linea con l'evoluzione che mi aspettavo da loro. Resto comunque dell'idea che con qualche velleità pop in più, i Maxïmo potrebbero confezionare qualcosa di perfetto. Speriamo al prossimo giro.

Qui sotto, "Books from boxes" catturata ieri sera dal mio cellulare. 


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mercoledì, giugno 03, 2009
Back to the 20s


Sabato sera ero al Novara Jazz Festival e sul palco principale mi sono imbattuto negli ottimi Chicago Stompers. Si tratta di un'orchestra italiana, formata da vari talenti, che si rifà in tutto e per tutto allo stile musicale e scenografico dell'America degli anni '20. Dai particolarissimi strumenti d'epoca, ai vestiti e alle movenze, ogni aspetto è curato nei minimi dettagli, per rendere omaggio a quel rutilante periodo storico che evoca gangster e locali fumosi. Una buona dose d'ironia e una tecnica eccelsa completano il tutto, rendendo lo spettacolo coinvolgente come se ci si trovasse ancora negli anni del proibizionismo. 
Ora non vorrei sembrare nostalgico, ma il patrimonio studiato e riportato alla luce da questa ensemble di strani personaggi è veramente da rivalutare. Del resto quando ci si trova in un periodo di "siccità di idee" come ritengo sia questo, rispolverare il passato e la tradizione è sempre un buon metodo per trovare nuove fonti di ispirazione. Il jazz e gli anni '20 in particolare possono ancora dire la loro, e i Chicago Stompers lo dimostrano alla grande!

The Chicago Stompers MySpace

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lunedì, maggio 04, 2009
Post enoico per veri intenditori e gourmandizer (noiosi)



Il week end lungo lasciato alle spalle è stato in tutta onestà a dir poco perfetto. Vino, langhe, slow food, colline novaresi, trattorie nascoste sono solo alcune delle keywords.
La nostra meta è stata Alba con l'annuale kermesse di Vinum; il mood langarolo unitamente alle belle torri e all'onnipresente profumo della tonda gentile ci hanno fatto dimenticare il prezzo di € 20 per avere i buoni-degustazione e il livello onestamente abbastanza basso dei produttori presenti.
Dopo una rapida ricognizione tra i gazebo in cui scambiamo quattro chiacchiere con un simpatico produttore di Roero Arneis, la scarsità di etichette degne di nota ci spinge a partire direttamente con l'assaggio doppio di Barolo - Barbaresco in barba ad ogni norma basilare sulla degustazione "a salire".
Ecco gli esaminati con tanto di voto in base al metodo Parker:

-Barolo Cannubi riserva 2001 di Battista Borgogno. Tripudio di frutti rossi e viola: lungo e strutturato con tannini ancora vivaci. VOTO: 94/100
-Barbaresco Sorì Valgrande 2005 di Grasso. Un barbaresco giovane, forse troppo, in cui i piccoli frutti rossi sono lievemente soffocati da una nota di prugna. VOTO: 93/100
-Barbaresco Bricco Asili 2004. Potenzialmente una grande annata, peccato che fosse un mix di cuoio e tabacco. VOTO: 91/100
-Barbaresco 2005 di Negro Giuseppe. Morbido nonostante la giovane età, tradita dalla punta alcolica. Da tenere presente. VOTO: 93/100
-Barbaresco 2004 Ca Romè. Una bomba di profumi. Rosa, frutti rossi; peccato che fosse un filo corto. VOTO: 94/100
-Barbaresco Pajà 2004 di Manuel Marinoni. Onestamente il fanalino di coda. VOTO: 90/100
-Dolcetto Dogliani 2007 dei Poderi Luigi Einaudi. Cosa ci fa lì? Il culo tanto ai baroli e barbareschi! Lungo sia all'olfatto che al palato, un crescendo di frutti rossi, lampone, felce. VOTO: 93/100

La vera sorpresa però è venuta dalle colline novaresi, da dove proviene il vincitore della due giorni:

-Ghemme docg 2004 di Antichi Vigneti Cantalupo. Tannini morbidi, viole e rose. Frutti rossi. Lampone. Lungo, lunghissimo nei profumi, con un colore caldo ed avvolgente. VOTO: 95/100. E non era nemmeno la punta di 
diamante della produzione.
Ovviamente lo abbiamo confrontato con i suoi concorrenti Ghemme docg e Colline Novaresi doc. Ma non c'è stata storia.
Per la serie: non basta il nome e comunque, come diceva Soldati, "la vinosità piemontese non ha eguali".

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giovedì, aprile 09, 2009
Carpe diem



Mentre il mondo va a rotoli che c'è di meglio di un sano sideways-langarolo-infrasettimanale-per soli uomini? Eccezion fatta di una villeggiatura a casa di Hugh Hefner, nulla!
E allora sveglia presto, ritrovo esattamente nel fucking middle of nowhere della bassa vercellese e via che si va.
Come ogni gita che si rispetti sbagliamo subito la direzione in autostrada e dimentichiamo circa il 90% delle cose che servono, ivi comprese borse frigo per i nostri acquisti gastronomici, navigatore satellitare e giacche.

La prima tranche del viaggio è caratterizzata da qualche telefonata tra pubbliche amministrazioni romane che non funzionano e lavoro, il tutto accompagnato da simpatici cori fatti con le sole bestemmie e fragorosi rutti: per un attimo torniamo a quel periodo di ricordi confusi che corrisponde al '98-'99.
Il mood del tour precedente in Fenoglio-style cede il passo ad uno spirito da amici miei atto primo.

Prima tappa Canale dove ci aspetta l'enoteca del Roero, i lunghi portici e i negozietti in legno. Dopo aver sfoggiato l'abilità negoziale di un brianzolo col SUV (dicasi tautologia), scatta un aperitivo al prezzo sociale di euro due cadauno: la barista dai capelli corti viene eletta "fidanzata dell'anno" e Canale nuova capitale del bel vivere.

Si torna nei ranghi in un fantastico negozietto di solo formaggio e poi via verso l'altra sponda del Tanaro perchè si sa, il Roero è bello perchè da lì si vedono le Langhe.

Seconda tappa Cherasco, patria delle lumache e dei baci al cioccolato. Mettere le gambe sotto il tavolo in una fantastica trattoria non ha prezzo, così come il litro e mezzo di vino, il bollito misto e i tajarin ai fegatini.

In barba alle norme prudenziali sulla guida il cuore ci porta a Pollenzo alla Banca del Vino su cui sarebbe possibile scrivere due trattati ed una raccolta di poesie d'amore nostalgico e retorico. Concetti chiave sono l'immediata conquista dell'addetto alla banca del vino del titolo di "lavoro più figo del mondo" (mi dispiace per te, ragazzo dell'enoteca di Nizza Monferrato, ma 'sto qui ti batte) e l'elezione della suddetta banca a luogo in cui desideriamo venir tumulati all'interno di un Geroboamo.

Last but not the least la 207 ci porta dritti a Barbaresco, dove parcheggiamo davanti a Sua Santità Gaja. Ahimè il progetto di diventare generi del buon Angelo non diventa realtà e quindi ci consoliamo con una bottiglia di barbaresco dei produttori, una vista romantica della valle e qualche pensiero osceno.

La giornata ci lascia alcuni grandi insegnamenti di vita, ovvero che la civiltà di un popolo si misura in base al numero di portici e di macellerie bovine, che si deve abolire il metro in favore della pertica e che il piemonte batte la dannata lombardia 3 a 0.

Dr. Gonzo

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martedì, marzo 17, 2009
Magritte@Palazzo Reale - Milano


Il sole primaverile richiama alla memoria la morbidezza delle langhe, di cui ancora un po' porto addosso l'odore.
Decido di violare la mia regola di frequentare Milano solo per esigenze lavorative e risalgo l'autostrada verso quell'imperitura cappa di smog ed abiti griffati: l'imminente chiusura della mostra su René Magritte e la mostra dei cimeli del rock mi fanno compiere questo passo contro natura.
Davanti Palazzo Reale si sviluppa chilometrica una coda di borsette Furla, jeans a sigaretta e finti intellettuali. Dentro le cose non migliorano perchè le sale sono troppo affollate ed i quadri non hanno neanche una minima didascalia.
Viste così, le opere di Magritte sono interpretabili al pari delle macchie di Rorschach: evidentemente lo spirito meneghino di ottimizzare i profitti domina anche l'arte e la cultura.
Conclusa la visita decidiamo di entrare nel tendone coi colori Virgin che occupa un lembo della piazza. Forse i 5 euro all'ingresso mi mettono di cattivo umore e così affronto il tutto con un po' di astio. La rassegna dei cimeli di Red Ronnie è un bel pout pourri di flipper, manifesti e qualche chitarra. Solo un Frank Zappa ignudo sul water mi strappa un piccolo sorriso e si aggiudica un micro file nella mia memoria, mentre tutto il resto scivola via, assieme all'odore di pipì che aleggiava costante e alla birra venduta al prezzo popolare di euro 6.
La compagnia di Paolo Conte al ritorno mi aiuta a digerire l'insostenibile milanesità di vendere e comprare tutto al triplo del prezzo reale, di recitare un benessere che in realtà sta svanendo, di fare le cose perchè "così fan tutti"; e mi scappa un "poverini" per tutti quelli che osannano Milano e quel modo di vivere.

Dr. Gonzo

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venerdì, febbraio 27, 2009
E poi Pete Doherty



Vagare in auto nella piemmediecica aria serotina mi irrita profondamente. Non capisco perché ai milanesi non sia ancora entrata in testa l’annosa funzione della segnaletica orizzontale. Figuriamoci di quella verticale. Per l’invenzione dei parcheggi, invece, l’operoso popolo meneghino non ha eguali, riuscendo a sparpagliare quattroruote fra i viali della circonvallazione come neanche una mano divina riuscirebbe. Emergiamo dal dedalo di lamiere dalle parti di Maciachini direzione SPIB, una pizzeria sarda (sic!) che ibrida pizza e pane carasau, tra scarti di suburra e cinesi che si allargano. Leggera e sottilissima in sé, se non fosse per la triplice correzione di gorgonzola, cipolla e luganega. Ma no worries, ci pensa il mirto a liquidare il tutto.

L’Alcatraz è a 2 passi goffi e appesantiti. E’ lì la misteriosa location del secret show di myspace che di “secret” non ha nulla, tranne il constatare che lo “spazio” di antichi splendori esiste ancora.
Si entra per vie preferenziali (thanx to EMI music) e at a glance noto come l’impatto sul costume italico della giovane promessa Arisa abbia polverizzato qualsiasi geremiade degli stilisti. A proposito, siamo nella fashion week, ma pare che nessuno se ne sia accorto e di modelle dalle scapole alate nemmeno l’esile ombra. Orde di pinguini dai grandi occhiali si guardano in giro deluse nel constatare che la loro intuizione non è stata così originale. E pensare che solo un’ora prima erano lì davanti a quello specchio ikea blu e turchese a riflettersi innovativi pensieri al ritmo di “Sincerità”. Realizzo che l’oftalmia sia ormai un problema sociale. Non pensavo che la città di Milano potesse ospitare tutto questo numero di occhialuti. Nel frattempo attacca a suonare la band denominata il Genio in una mezz’ora di loop “pitù-pità” che immobilizza le braccia nel tocco-scatto dei mille aifon. Io e Sarah non ce ne accorgiamo neanche: il people spotting ci succhia le energie. Un sorso di birra acida che manco una Gueuze belga, qualche saluto di comodo e poi Pete, anzi Peter.
C’era anche lui stasera, è vero. Lo notiamo torreggiare nel suo amish cappello, chitarra e voce. Come in un pub di Leicester. Non suona, strimpella, ma canta, e il singolo “Last of the English Roses” ci strappa un’emozione. Gli concediamo un paio di pezzi, poi ci dileguiamo verso nord. Seguiamo il suo insegnamento di vita: ciò che importa è il contorno. Del resto la musica è del tutto marginale.

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giovedì, novembre 27, 2008
Subsonica live in Nonantola


Ok, lo ammetto: io volevo tirargli il pacco, ai Subsonica. Come quando io sono tornata 3 giorni dall'Irlanda e il pacco me l'hanno tirato loro, annullando il concerto di Modena. Che nervi!
Ma poi... La comodità di una gran bella venue a due passi da casa (Vox di Nonantola, nebbiosa campagna modenese), l'unico biglietto a prezzi accettabili e la voglia di saltare hanno avuto il sopravvento. E quindi eccoci qui!
La consueta puntualità (!), unita ad una coda chilometrica fuori dal locale, mi ha garantito un ottimo punto di osservazione dalle retrovie, il ché è stato un bene, dato che arrivavo del tutto impreparata sull'ultimo album (a parte neve inutileee... ovviamente!).
Che dire? Un'ottima esibizione, completamente diversa dall'ultima che avevo visto (a Bologna l'anno scorso). Un palco minimalista: musicisti, strumenti, luci bianche. Come era stato annunciato alla vigilia del tour, si è trattato di un concerto focalizzato sulla musica, più che sulla scena. Il mix è quello consueto, di tracce nuove e pezzi classici, anche se forse si è prolungata un po' troppo la parentesi tamarra (l'ha detto Samuel che sono dei tamarri!), che per svariati minuti ci ha virtualmente trasportati sul dance floor del Pineta di MiMa (!).
Sul finale si è avvertita da parte del pubblico una punta di delusione, perché la chiusura non è stata la ormai tradizionale "Tutti i miei sbagli". Però secondo me va bene così, ogni tanto fa bene cambiare un po'.
Voto: 8!

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lunedì, ottobre 27, 2008
NO NUKE - Rock contro il nucleare


Venerdì sera ero a NO NUKE - Rock contro il nucleare, a Torino. Arrivato troppo tardi per godermi Luci della Centrale Elettrica e Bugo, mi rimangono comunque Linea 77, Afterhours e Subsonica da vedere. Per 12€ di biglietto è manna dal cielo e riesco a passar sopra anche alla quasi totale assenza di scenografia; del resto gli artisti si esibiscono gratuitamente e il budget dell'evento è volutamente contenuto. Storco invece un pò il naso riguardo all'acustica decisamente non all'altezza e all'impossibilità di accedere al parterre senza un fantomatico "pass" non in vendita: sorprese poco gradite. Dopo qualche slogan contro il governo, che ovviamente ottiene il favore del pubblico (coretto: "Berlusconi pezzo di me**a!"), partono i Linea: chi sta nelle prime file da il via al festival dei lividi, com'era prevedibile... ma io, seduto sugli spalti, riesco a stento a battere il piede. Non si capisce una mazza di quello che esce dal microfono e il suono è così saturo che riconoscere un pezzo diventa un'impresa a dir poco impossibile. Percepisco un buon livello tecnico del gruppo, per il resto non ci siamo. A livello scenico sono ancora troppo "provinciali" e non danno emozioni, sebbene ammetto di non apprezzare particolarmente il genere. Decisamente un altro pianeta gli Afterhours, che escono subito dopo. Manuel Agnelli non si scompone di un centimetro e, a differenza degli altri artisti, non spende una parola sul nucleare. Ma il tutto è ampiamente compensato dall'immenso talento che sprigiona non appena apre bocca: altro livello, altro spessore! Seguito da una band impeccabile alle spalle, esegue pezzi vecchi e nuovi facendomi rimpiangere di non aver mai visto un loro live per intero fino ad ora. Se ne vanno poi con sommo scazzo, forse infastiditi dal fatto di non essere gli headliner, ruolo che naturalmente spetta ai SBS. E proprio loro arrivano dopo un interminabile cambio di palco e qualche altro siparietto politico/informativo da parte degli organizzatori. Si vede subito che ci tengono alla causa e non si risparmiano per sostenerla, scatenando come sempre una bolgia con i loro cavalli di battaglia. Pur senza il loro show di luci e con poco tempo a disposizione, dimostrano ancora una volta di essere i migliori sulla piazza. Chiudono stra-applauditi, con Samuel che ringrazia tutti e lancia il suo poco raffinato ma efficace monito: "Non facciamoci prendere per il culo". Superficiale forse, ma rappresentativo di quello a cui devono servire queste manifestazioni : non avere la presunzione di cambiare il mondo, ma soprattutto di risvegliare l'attenzione su un problema ed informare. Cosa che, in un paese dove i TG preferiscono parlare dell'arrivo di Beckam al Milan, non è davvero poco.

Foto dell'evento

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posted by The Rocksuckers at 5:57 PM | link | 12 comments | Share on Facebook
venerdì, agosto 29, 2008
Gogol Bordello @ Idroscalo


Cosa posso dire ancora sui Gogol? Quello di ieri sera è stato il loro terzo live nel giro di un anno a cui ho assistito e ormai credo di avere esaurito tutte le lusinghe possibili nei due report precedenti (1 - 2). Anyway, ogni volta che li vedo è come se fosse la prima per l'entusiasmo e lo stupore che riescono a suscitarmi...a quanto pare Eugene e combriccola non conoscono serate "fiacche", danno sempre il massimo e le migliaia di persone che hanno calpestato i miei piedi pogando possono confermarvelo! Il feeling tra i membri della band sembra ancora accresciuto e danno veramente l'impressione di divertirsi, non di eseguire una performance che gli tocca ogni sera. La scaletta rimane più o meno la stessa, ma la creatività dei singoli è tale per cui i pezzi subiscono innumerevoli varianti e sfumature del tutto imprevedibili...senza tuttavia stonare nel quadro complessivo, a prova di una tecnica eccezionale. Ancora una volta confermo che in rapporto al prezzo del biglietto (10 euri) non c'è spettacolo migliore del loro, con buona pace di tutti i gruppetti indie rock modaioli del cazzo. Rock, vino rosso e bestemmie: questa è la formula vincente!

p.s. Menzione d'onore anche per i supporters "Circo abusivo", alter-ego italiani dei Gogol che divertono e convincono con la loro miscela di folk sperimentale e commedia.

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posted by The Rocksuckers at 10:34 AM | link | 4 comments | Share on Facebook
lunedì, luglio 14, 2008
Powderfinger @ The Academy, Dublin


Finalmente la città in cui sono stata condannata a scontare 5 mesi per reati ancora da identificare mi regala delle soddisfazioni.
D'altra parte, una band Aussie che non siano AC/DC o INXS difficilmente la puoi trovare in concerto fuori Londra/Dublino, e per una volta ero nel posto giusto al momento giusto.

La band di Brisbane a casa riempie gli stadi, qui ha riempito una venue minuscola, più piccola del Vox di Nonantola (!), il ché è solo un bene perché praticamente è un concerto privato e l'atmosfera è grandiosa.
Si parte rockeggiando con Stumblin', e poi via in un mix di pezzi estratti dall'ultimo album (Dream Days at the Hotel Existence) e di vecchi pezzi classici in una piacevole trip down memory lane.
Tra una tracolla della chitarra che si sgancia (!), e i racconti delle disavventure all'immigration di Londra, dove al tecnico delle luci viene negato l'ingresso in Europa e il gruppo recluta una a caso che non li aveva mai nemmeno sentiti suonare (!!), il live scorre piacevolmente grazie anche ad un pubblico di veri fans, che creano un'atmosfera calda e vivace. Su "My kind of scene" e "These days", i due pezzi lenti più amati, la folla impazzisce e quasi non c'è bisogno che Bernard Fanning apra bocca. Infatti gira il microfono verso i 600 presenti che - birre alla mano - strappano sorrisi e l'evidente soddisfazione dei Powderfinger. In fondo, forse non si aspettavano nemmeno tanto entusiasmo dall'Irlanda.
Veramente un bel live, decisamente al di sopra delle mie aspettative. E chi li ha visti più e più volte (c'era un bel manipolo di Aussie in pista!) parla di uno dei più bei concerti di sempre.
Ora non resta che promuoverli un po', e far sì che ci vengano a trovare un po' più spesso di Kylie Minogue...

Ascolta: Love your way

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posted by Ste~ at 11:39 PM | link | 2 comments | Share on Facebook
mercoledì, luglio 09, 2008
Raconteurs @ Spaziale


I Raconteurs: non è che proprio non mi piacciano.“Più che tutto” mi fanno venire del gran mal di testa. Così decido di non dimenticare l’Excedrin nel zaino (ribadisco NEL zaino). Per farmi cambiare idea i ragazzi della Spin-go hanno addirittura organizzato un bus pieno di birra e gente simpatica per l’occasione. Aprono le danze alle 21 spaccate i filiformi Vampire Weekend (bravini, ma con poca anima) per poi lasciare spazio dopo 45’ di set a White, Benson & soci. Ciccio White inizia subito il suo petting promiscuo con le sue innumerevoli chitarre (tra cui una Les Paul verde pistacchio “really forward!”) e ci tiene a far notare che quello che ha in testa è il suo nuovo taglio di capelli e non un piatto di risotto al nero di seppia. Così tra una carezza alla frangia ed una alle 6 corde, il live esplode in un impasto sonoro veramente organico che spazza via ogni accenno di emicrania. Finalmente si fa il rock, quello sanguigno che puzza di bourbon e tabacco da masticare, che fa venire in mente gli Allman Brothers piuttosto che qualche faccia smorta da NME. E infatti mi chiedo cosa c’entrino con il resto dell’indie, se non per il fatto di non uscire per una major. Etichette a parte, il live scivola via in un’oretta e mezza di tensione positiva, in un parterre dove i Ray Ban fluo, i jeans sottovuoto e il Borsalino di paglia non sono l’imperativo. Torino non è Milano. E per fortuna. Peccato che tra le due città ci siano di mezzo 150 km di pena (qualcuno avrebbe preferito con la “e”... lol). L’allegra combriccola va così a nanna in terra longobarda intorno alle 4 dopo essersi imbattuta in una misteriosa barca incagliata (sic) in una rotonda di Magenta. Nelle tempie battono ancora i Justice di lunedì, nelle vene scorre il folk liquido dei Raconteurs mentre nell'anima sento già le vibes del Tricky che verrà. Non so per gli altri, ma per me la sveglia è stata alle 07.30. No worries comunque: sono tempi rock & roll.

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posted by The Rocksuckers at 2:06 PM | link | 12 comments | Share on Facebook
martedì, luglio 08, 2008
Justice @ Arena Civica


Un live gratuito di questa portata a Milano è cosa rara... e infatti non a caso si è trattato di un evento satellite del Traffic Festival di Torino! L'organizzazione in compenso è stata "alla milanese", con ingresso a tappo, inadeguato numero di punti bar e conseguente difficoltà a prendersi una birra senza inchiodarsi in code epiche. Ma glissiamo, visto che l'entrata comunque non comportava spese e sorvoliamo anche sulla quantità di "poser" che con magliette fluò e jeans a sigaretta affollavano il parterre (avete rotto il cazzo).
Parliamo invece di ciò che conta, la musica: aprono i torinesi LNRipley, collettivo Drum&Bass a cui va riconosciuto il merito di portare avanti un genere che in Italia non è mai stato realmente compreso. Lo fanno con aggressività e buona tecnica, riuscendo però a scaldare il pubblico solo nel finale, grazie ad una cover di "Killing in the name" dei RATM. Poi si accende la croce luminosa, parte il tappeto sonoro di "Genesis" e i Justice attaccano. Non mi aspettavo grandi cose dai cloni acidi dei Daft Punk, invece devo ammettere che fanno il loro sporco lavoro! Grazie al muro di Marshall che li incornicia, qualità e potenza del suono raggiungono livelli stratosferici e la cassa pompa davvero in modo godurioso. Giochi di luci e magistrali frenate e ripartenze fanno il resto... folla in delirio e Arena che diventa un gigantesco rave party. Impossibile capire se i due francesi in consolle stiano davvero "premendo i bottoni" o semplicemente godendosi lo spettacolo; il risultato è comunque impeccabile, da accademia della dance...se non nell'originalità, almeno nella forma. L'apice si tocca con "We are your friends", che intonata mani al cielo da tutti i presenti li consacra definitivamente a star, scansando ogni residuo dubbio. Per chiudere il cerchio mancherebbero dei visuals come si deve e un repertorio più vasto, cose che nel tempo verranno sicuramente integrate nello show. Il resto è tutto in segno positivo e la rinnovata voglia di clubbing che oggi ci pervade, ne è la prova più evidente.

Ascolta: We are your friends


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posted by The Rocksuckers at 4:03 PM | link | 4 comments | Share on Facebook
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