
Poter cambiare una vita fatta di riunioni, traffico e frenesia con un modello bucolico e salutare è un pensiero che accarezzo spesso, in particolar modo nei tanti sideways con i miei compagni di vita&merenda.
Ogni volta l'esempio che concretizza il nostro sogno prende il nome di Paride.
Basta lavoro in uffici freddi: si va in vigna.
La nostra è una terra di vini austeri, figli del nebbiolo: un vitigno che va amato fino in fondo perchè allevarlo significa sudare duro, faticare in vigna, sentire la terra come un bene primario e solo dopo anni di passione e grande lavoro vengono i frutti. Di alta qualità. E' paradigmatico della vera razza piemontese, fatta di gente dura, che unisce un innato senso pratico ad un senso estetico e sensoriale assolutamente non comune. E il buon Paride ha saputo e sa trasmettere questo.
Nella sua cantina manca il Ghemme Docg, ma è presente un fantastico Sizzano Doc (il "vicino di casa" prodotto secondo disciplinare da uve Nebbiolo, Uva Rara e Vespolina; invecchiato tre anni di questi almeno 24 mesi in legno) con l'evocativo nome di Minotauro. Superato l'annoso campanilismo enologico, la sorpresa è stata grande: un vino austero ma senza le spigolosità solite del Sizzano, con tannini ben presenti ma mai invadenti, lungo sia all'olfatto che al palato.
Usando il metodo Parker gli darei un bel 92/100.
Notevoli anche gli altri vini, le due Colline Novaresi Doc (Afrodite, una super fragrante vespolina e Priamo, vinificato con nebbiolo al 70% e 30% vespolina + uva rara) e il rosè "Eros".
Così adesso la mia voglia di ritornare alle origini è alle stelle, in quel mondo in cui gli uomini erano davvero uomini e i treni arrivavano in orario.
Etichette: That's life, Wine
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