La tanto immaginata pioggia di maggio, quella che ti inzuppa il midollo spinale e che punisce quando l’abbigliamento è certo inadeguato, è arrivata. E con essa Paolo Conte. Già, Conte: l’ho inseguito per anni, metabolizzandolo fino alla nausea: le stesse canzoni sempre uguali e sempre diverse ad ogni ascolto. Ed ora è qui con il suo esotismo al bagnet verd a riscaldare un lunedì milanese ed umidiccio di contiana memoria. Come fare un report di un suo live? Impossibile. Poesia in musica che puoi bere e puoi mangiare come ad una merenda sinoira, ma che allo stesso tempo è tanto elegante da risultare trascendentale. Questo è per me Paolo Conte. Meglio concentrarci sui gesti, allora. Gesti che accompagnano un’esecuzione impeccabile, come quelle mani affusolate che prima sfregano il madido baffo e poi si librano a dirigerere le danze. Ma non alla maniera del direttore d’orchestra, piuttosto come un artista farebbe con la sua tavolozza di acquerelli, creando con toni tenui dalle sfumature da interpretare. E’ il pittore Conte che mi impressiona, quello che s’immerge in un universo di eleganza, silenziosamente armonica ed essenziale. Il gesto nel non proferire parola che non sia necessaria, il gesto nel sornionamente cercare l’applauso come farebbe un rispettabilissimo di Chicago. Per il resto è solo emozione, difficile da afferrare. “… forse un giorno meglio mi spiegherò” Etichette: Live reports

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