Dopo la crema all’aglio e il bicchiere di sangre de toro, ci volevano i Marlene Kuntz per digerire degnamente un umido lunedì di fine stagione. Meglio dell’amaro San Simone. Per il tour di UNO hanno scelto la ribalta, emergendo coraggiosamente da quella gioventù sonica che li aveva resi celebri. Il velluto delle poltrone rosse, la scenografia calda ed avvolgente e la totale assenza di barriere tra palco e platea, si rivela subito una scelta azzeccata che ben si sposa con la loro ultima virata intimista. Senza l’ansia di doversi muovere, poi, le liriche diventano ancora più tonde e gentili fondendosi alle urticanti chitarre in un’onda pacata e costante. E’ sicuramente musica poco accessibile, che necessita di un’alta propensione all’edonismo, alla poesia e, perché no, di snobbery. Infatti mi trovo costantemente a doverli difendere dai loro detrattori a volte troppo concentrati sull’efficacia delle canzoni, piuttosto che sul loro valore artistico. Pezzi come “Negli abissi fra i palpiti”, “Bellezza” e “Musa” non possono lasciare indifferenti e due ore e un quarto di concerto scivolano via in un soffio. A chiudere il live una magistrale interpretazione di “Impressioni di settembre” della PFM, altra cover omaggio a Milano dopo “La libertà” del povero Signor G. I rocker della Granda hanno fatto un gran lavoro, senza fronzoli e con la solita eleganza: nel segno della più tipica eccellenza piemontese. Etichette: Live reports

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