
Alla fine di tutto il putiferio mediatico suscitato da "
In Rainbows", l'ultima parola spetta comunque ai diretti interessati. Ed è proprio Thom Yorke a spiegare, con
un'intervista rilasciata a Repubblica, il vero scopo della clamorosa operazione:
"Abbiamo dimostrato che non c'è bisogno di tutte queste infrastrutture per far arrivare la musica alla gente. Il processo industriale serve solo a sottrarre guadagni agli artisti e a rendere il disco sempre più costoso. Un tempo l'industria lavorava per far conoscere i giovani artisti, oggi invece le major tendono a eliminare chi non ha un riscontro commerciale immediato."
Qualcuno potrà affermare che già si sapeva, oppure che nonostante tutto il supporto fisico è necessario e per quello l'industria serve eccome. Inoltre c'è sempre chi considera puro marketing la decisione dei Radiohead. Ma al di là di tutto questo è innegabile una forte presa di posizione, rimarcata in quest'intervista e quindi sempre più sotto gli occhi di tutti. Non ci saranno probabilmente rivoluzioni musicali così evidenti nel breve periodo, eppure a mio avviso lo spartiacque che si è creato si allargherà e col tempo avvertiremo di più il peso di queste dichiarazioni. A meno che naturalmente il mondo discografico non si risvegli dal suo torpore e intraprenda una decisiva svolta intelligente. Ma per il momento è più probabile che il Papa sdogani i preservativi e decida improvvisamente di sposare tutte le coppie gay di questo mondo... cosa che tra l'altro farebbe anche più ridere!
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