Gianluca Morozzi (1971), già autore del notevole
“Blackout”, ritorna sugli scaffali delle librerie con il nuovo “L’era
del porco” (entrambi pubblicati da Ed. Ugo Guanda).
Ponendosi come ottima sintesi tra De Carlo e Welsh, esce dagli
schemi della letteratura italiana classica; esula dallo stereotipo
di romanzo sentimentale incentrato sul tipico amore non
corrisposto o sulla donna angelicata, rovescia il perbenismo della
collodiana morale di chiusura, presenta al suo pubblico di lettori
uno spaccato di Italia e di vita vissuta sul filo dell’underground.
Nella cornice di una Bologna che si conferma capitale italiana
della letteratura emergente, Morozzi esprime con la sua verve
espositiva i sentimenti di una generazione alla ricerca di un senso,
di una ribellione e di nuovi orizzonti esistenziali: una generazione
che ha visto i padri arrendersi al conformismo dopo il ’68 ed il ’77
e diventare parte integrante delsistema contro cui manifestavano.
Un dropout che, con un occhio a Bukowski ed uno a Dostoevski,
inventa all’ombra delle Due Torri una storia di outsider della società
moderna, lontani dall’essere i figli che ogni genitore vorrebbe avere
ed al contempo dotati di una morale ben precisa, epurata da ogni
ipocrisia. Accompagnando la narrazione aigrandi del rock,
i riferimenti alla musica spaziano dagli AC/DC ai Nirvana, da
Bob Dylan ai Rolling Stones, passando attraverso gli Who e i più
recenti Green Day. In definitiva un romanzo che porta il lettore
alla consapevolezza che, sebbene “the years follin’by like the rain”,
non esiste età o situazione limitante od escludente la libertà di
essere se stessi: assolutamente da leggere.
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